martedì, 17 giugno 2008
Inseguita locusta tra sterpi

Più facile indovinare le parole con chi imbadisce la tavola di delicatezza e di storie, con chi non sa fuggire il bisogno e la paura, propri ed altrui. Con chi cita Rebora così, solo per dire poesia.

Allora posso lasciare libera almeno parte di tutto il dolore che mi schiaccia il respiro da sempre, che in questi mesi si è fatto insopportabile e segreto a chiunque.

"Sciorinati giorni dispersi,
cenci all'aria insaziabile:
prementi ore senza uscita,
fanghiglia d'acqua sorgiva:
torpor d'attimi lascivi
fra lo spirito e il senso;
forsennato voler che a libertà
si lancia e ricade,
inseguita locusta tra sterpi;
e superbo disprezzo
e fatica e rimorso e vano intendere:
e rigirìo sul luogo come cane,
per invilire poi, fuggendo il lezzo,
la verità lontano in pigro scorno;
e ritorno, uguale ritorno
dell'indifferente vita..."
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domenica, 08 giugno 2008
Retorica antiretorica

De "I piccoli maestri", film di ispirazione letteraria girato da Lucchetti, ricordo l'ironia dei giovani partigiani contro ogni forma di retorica: quei ragazzi non volevano che la guerra e il fascismo disperdessero la preziosa capacità di ridere di sé.

Ripenso a quel dettaglio (per niente secondario) quando mi lascio andare a parlare del "mio lavoro", a raccontare la scuola. Temo la retorica dei buoni sentimenti proprio in quanto retorica, ovvero (parziale) falsificazione.
Ma ieri ho visto piangere qualche ragazza perché terminavano le lezioni. Ho risposto agli sguardi con la mia solita ritrosia, che però a scuola e forse solo a scuola viene in qualche modo compresa.
E guidando verso casa avrei avuto davvero bisogno di qualcuno che mi prendesse un po' in giro per quel sorriso ebete e quegli occhi lucidi che vedevo riflessi sullo specchietto.
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sabato, 24 maggio 2008
Filippo Timi

Incespico nelle pagine di un settimanale femminile, neanche nuovo. Si intervista un attore a cui per caso ho stretto la mano e di cui ricordo la dolcezza nel sorriso. Quel candore che permette di chiamare i sentimenti per nome, superando la vergogna della propria fragilità.

«Hai sempre parlato di un blocco quasi traumatico dei sentimenti...»
«E' vero, molte cose mi si sono confuse; ma il grande centro del mio destino è stato il bacio che non mi ha dato Sonia, la mia prima fidanzatina, quando avevo bisogno di lei e dell'amore per accettarmi: se me l'avesse dato io forse non sarei un attore, sarei a Ponte San Giovanni in Umbria. Sposato, una vita normale. Tutto quello che è venuto dopo è stato il bacio che non ho dato e ricevuto».
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sabato, 03 maggio 2008
L'assassino

Mi hai lasciato il tempo di sollevare gli occhi, dopo l'ultima parola dell'ultimo verso. Sei stata educata, hai chiesto di poter uscire con la voce un po' rotta. Solo un attimo per vedere quegli occhi rossi, per sapere cosa fosse giusto fare, perché fare domande non è un diritto, per nessuno. E non ne ho fatte. Ti ho solo spiata mentre sproloquiavo su qualcosa che aveva a che fare con l'insostenibile leggerezza di chi sa vivere, sulla fatica di chi non ne è capace. Su di me.
E vorrei tanto che bastasse questo.

      Mio padre è stato per me l'"assassino",
      fino ai vent'anni che l'ho conosciuto.
      Allora ho visto ch'egli era un bambino,
      e che il dono ch'io ho da lui l'ho avuto.

      Aveva in volto il mio sguardo azzurrino,
5    un sorriso, in miseria, dolce e astuto,
      Andò sempre pel mondo pellegrino;
      più d'una donna l'ha amato e pasciuto.

      Egli era gaio e leggero; mia madre
10  tutti sentiva della vita i pesi.
      Di mano ei gli sfuggì come un pallone.

      "Non somigliare - ammoniva - a tuo padre".
      Ed io più tardi in me stesso lo intesi:
      eran due razze in antica tenzone.

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domenica, 27 aprile 2008
Anafore

C'è  quella mamma con parole gentili e sguardo luminoso, che mi ha imbarazzato perché pareva aver capito molto di me, e che poi deve aver riso del mio imbarazzo, con sua figlia. Ma va bene così.

C'è quella ragazza che voleva scrivere sul suo blog (giustamente segreto) i versi di Petrarca appena letti in classe. Perché i sentimenti fanno male e la poesia consola.
C'è una ex studentessa che mi piace incontrare di rado e a sorpresa perché fatichiamo entrambi a trovare le prime parole e poi ci dimentichiamo del tempo che passa.
C'è  una manifestazione che due giorni fa mi ha fatto stare bene.
Ce n'è abbastanza.
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giovedì, 17 aprile 2008
Ma cosa cazzo vogliono ancora?

Sinistra extraparlamentare” (il Manifesto) è un titolo spiritoso e caustico, come si conviene a chi sa defungere a ciglio asciutto. Ma riguarda una frazione piccola e rispettabile della storia novecentesca, non i milioni di elettori di sinistra che hanno votato Pd e in Parlamento saranno ampiamente rappresentati. Spiace assistere all’inabissarsi di esperienze, culture, persone che hanno fatto politica valorosamente e quasi sempre senza alcun tornaconto personale, ma torna d’obbligo ricordare ai teorici delle “due destre” e del “veltrusconismo” che la visione ombelicale del mondo, il volerlo continuamente passare al vaglio del proprio giudizio ultra-selettivo, raramente conduce al governo (e non sarebbe poi un gran guaio), ma soprattutto non conduce a condividere davvero con il resto della società la buona e la cattiva sorte. Ci sono molte altre attività dilettevoli (l’arte, le libere professioni, la fondazione di circoli intellettuali) che consentono una gioiosa pratica del senso di superiorità, o anche il vanto o vizio di sentirsi ai margini. La politica no, la politica è un autobus strapieno di gente che sgomita e puzza, che non ci somiglia e manco ci riconosce. Farla è promiscuo e compromissorio. Ma non farla più, cara sinistra extraparlamentare, è anche peggio.


Non sono un livoroso, e non concordo con i compagni che accollano a  Walter la responsabilità (complice anche il mio voto utile) di aver "distrutto il comunismo" in Italia. Ma da quarantotto ore mastico amaro per via di questa "amaca", che testimonia perlomeno lo smarrimento di quell' ironia che un tempo era la cifra di Michele Serra.
Il livore che mi impegno a schivare lo colgo in certa stampa riformista, che pare patire l'impossibilità (per una volta) di addebitare ai comunisti la propria sconfitta. Ora apprendo da Serra che non mi è concesso nemmeno il senso di insoddisfazione e vengo a sapere che il PD, dopo una campagna elettorale all'insegna del centrismo, è un partito di sinistra. L'interclassismo di marca cattolica e la moderazione sui temi etici erano dunque specchietti per le allodole: i progressisti occupano in realtà almeno un terzo del mio parlamento.
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martedì, 15 aprile 2008
Non avevo capito

Mi sento piuttosto stupido per non aver compreso qual era la posta in gioco... Ora a battersi contro il mio precariato sarà Morando! Ora a difendere la scuola pubblica con una ferma opposizione sarà Fioroni!
E io, votante utile (idiota), a battermi il petto per i prossimi cinque - dieci anni.
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martedì, 08 aprile 2008
Fronte popolare

Grazie a dio assomiglio ancora un po' a ciò che ero tanti anni fa quando, ignaro di tanti intellettualismi politicistici che hanno annacquato un po' la capacità di emozionarmi, avevo pochi anni e volevo "essere di sinistra".
Così di una mostra attraversata qualche settimana fa desidero salvare dall'oblio un'immagine.
La gente spingeva alle mie spalle e io, impiantato, a pensare con dolore a quello che forse sarà il mio voto "utile"!




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mercoledì, 02 aprile 2008
Carte da decifrare

Come faccio a descrivere il silenzio di venti adolescenti in ascolto? C'erano le parole di quella canzone e un vecchio riproduttore cd a dar loro fiato. C'erano tanti di quegli occhi che rincorrevano i caratteri di una fotocopia improvvisata. E la seduzione infinita di sguardi intenti, inermi.

E poi la leggerezza calviniana che solo là dentro mi pare vera, e a portata di mano. Della mia mano.
A sedici anni la sofferenza cerca riposo nelle battute allusive, nell'accenno di una lacrima nascostamente esibita: "Prof. lei mi vuole male!" E' il pensiero di un amore di cui qualcuno in classe sa, di cui è giusto non chiedere e spiare da lontano. Non mi basta la presunzione per capovolgere l'assioma. Non oso dire "Ti voglio bene". Ma so di voler bene a me stesso. Lo so lì, in quella occasione, quando mi concedo istanti come questi.

L'amore è tutto carte da decifrare
e lunghe notti e giorni per imparare
io se avessi una penna ti scriverei
se avessi più fantasia ti disegnerei
su fogli di cristallo da frantumare

E guai se avessi un coltello per tagliare
ma se avessi più giudizio non lo negherei
che se avessi casa ti riceverei
che se facesse pioggia ti riparerei
che se facesse ombra ti ci nasconderei

Se fossi un vero viaggiatore t'avrei già incontrata
e ad ogni nuovo incrocio mille volte salutata
se fossi un guardiano ti guarderei
se fossi un cacciatore non ti caccerei
se fossi un sacerdote come un'orazione
con la lingua tra i denti ti pronuncerei
se fossi un sacerdote come un salmo segreto
con le mani sulla bocca ti canterei

Se avessi braccia migliori ti costringerei
se avessi labbra migliori ti abbatterei
se avessi buona la bocca ti parlerei
se avessi buone le parole ti fermerei
ad un angolo di strada io ti fermerei
ad una croce qualunque ti inchioderei

E invece come un ladro come un assassino
vengo di giorno ad accostare il tuo cammino
per rubarti il passo, il passo e la figura
e amarli di notte quando il sonno dura
e amarti per ore, ore, ore
e ucciderti all'alba di altro amore
e amarti per ore, ore, ore
e ucciderti all'alba di altro amore

Perché l'amore è carte da decifrare
e lunghe notti e giorni da calcolare
se l'amore è tutto segni da indovinare

Perdona
se non ho avuto il tempo di imparare
se io non ho avuto il tempo
di imparare.
postato da: ioparolaio alle ore 17:53 | Permalink | commenti
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venerdì, 28 marzo 2008
Per esser felice

Non dovrebbe essere sufficiente una persona amica, che si incontra di rado, che ti scrive per sapere se hai già letto La solitudine dei numeri primi, che vuole saperlo solo per potertelo regalare?
postato da: ioparolaio alle ore 16:30 | Permalink | commenti (1)
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